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1989. Settembre. Dopo una lunga estate il giovane bussa alla porta del più importante rivenditore di dischi del Nord Italia. Porta con se la testimonianza del duro lavoro degli ultimi mesi, un' audiocassetta, tredici brani di cantautorato italiano classico in acustico, figli degli illuminati ascolti di autori quali Nick Drake, CSN&Y, John Martyn, Bruce Cockburn, senza poi dimenticare Jackson Browne, James Taylor e Joni Mitchell. Il burbero proprietario accetta di ascoltare, anche perchè si tratta di un ottimo acquirente, e dopo una settimana sputa l'ultima sentenza : "Questi sono ancora embrioni di canzone.
Da lavorare ce n'è però... I cantautori comunque sono morti e forse lo è anche la musica!".

2009. Vent'anni dopo. Lo stesso ragazzo sta per pubblicare il suo primo disco per una Major, all'attivo due dischi solisti "The restless fall" e "Just let it happen...", uno in trio (Don Quibòl, omonimo ) tutti editi da Canebagnato Records, piccola realtà discografica indipendente meneghina. Oltre 150 date di concerti in giro per l'Italia del Nord, alcune migliaia di copie vendute senza l'ausilio di alcuna pubblicità se non il passaparola, arrivando a sfiorare le porte di Roma, le Marche e la Liguria. Suonare in giro non è poi tanto facile senza trasformarsi in una Cover Band. Collabora con Zeno Gabaglio che impreziosisce il set live grazie all'ausilio del proprio violoncello, a costante servizio della grande sensibilità. Ripercorrono assieme, attraverso brani già editi, canzoni del nuovo cd in uscita per Universal Music Italia, e pensieri ancora in divenire, gli anni di Paolo Saporiti, cantautore autodidatta.

2010. 29 Gennaio. Esce "Alone" arrangiato dalle sapienti mani di Teho Teardo. Paolo Saporiti arriva a questo disco dopo sei anni di psicologia alla Facoltà di Torino abbandonata in dirittura d'arrivo (testi della tesi già letti e riassunti), cinque anni di teatro alla Comuna Baires, una lunga serie di stages di ricerca e al lavoro su di se nel nome di una tanto rincorsa quanto insperata crescita artistica. I primi paragoni portano verso un moderno Nick Drake od un Damien Rice dai ritornelli meno "aperti", insomma un cd di un cantautore italiano che scrive in inglese e fa della musica la propria ragione di vita, seppur nella sua incoscienza.

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